Attività svolta

 < Attività
Attività svolta

L'edizione del bollettino internazionale MSC "Insieme in Cammino" del mese di Giugno 2011 è stata dedicata a un tema di fondamentale importanza per la Famiglia Cabriniana: EMIGRAZIONE. Il fenomeno migratorio, oggi più che mai attuale, ricoprirà sempre un ruolo molto importante nella vita e nella missione delle MSC.
Siamo liete e onorate di presentarvi una analisi dettagliata a livello mondiale del dramma dell'immigrazione da parte dell'Arciv. Mons. Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della S. Sede presso le Nazioni Unite e altre Organizzazioni internazionali a Ginevra, e carissimo amico dell'Istituto. A lui esprimiamo la nostra sincera e profonda gratitudine.


L'epoca delle Migrazioni, una sfida per la Chiesa

Nel nostro mondo globalizzato, 215 milioni di persone vivono e lavorano in un paese diverso dal proprio. Si sono spostati sotto pressione per sfuggire alla fame, le guerre e la violenza, catastrofi ambientali, l'oppressione politica e persecuzioni religiose. Rappresentano il 3% della popolazione del pianeta e la crisi finanziaria ed economica ha solo leggermente rallentato il loro flusso. I migranti sono diventati un elemento chiave del nostro tempo. Guardando al futuro, il movimento di persone continuerà. I Paesi ricchi hanno un tasso di fertilità che nella maggior parte dei casi non assicura una sostituzione della popolazione esistente, il che richiede manodopera da altre fonti per mantenere gli standard economici e per fornire i servizi necessari. Ma c'è un altro com¬ponente della mappa della migrazione globale. Ci sono circa 740 milioni di migranti interni che vivono nella loro dislocazione traumi simili ai migranti internazionali. L'impatto sulla società di questa vasta mobilità è profondo e trasformante. Nuove comunità etniche e religiose emergono; identità stabilite si sentono minacciate; la concorrenza può avvenire nei settori più poveri della società; la paura di culture e stili di vita diversi disturbano la popolazione locale; la formazione di agglomerati urbani, senza infrastrutture e servizi minimi, diventa terreno fertile per malattie e comportamenti illegali. La percezione pubblica dei migranti è quanto mai ambivalente. La paura di un'invasione non è mai troppo lontana. Le immagini televisive dei barconi carichi di richiedenti asilo e migranti che fuggono dalle rivoluzioni in Africa del Nord e che cercano di raggiungere le coste dell'Europa sono un richiamo quotidiano. Ma la maggior parte delle persone sradicate nel mondo sono nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, delle 615, 939 persone che sono fuggite dalla Libia fino al 25 aprile - e questo numero include 252.735 immigrati che si erano trasferiti in questo paese - solo 28.000 sono arrivate in Italia mentre le altre sono emigrate verso i paesi africani confinanti. D'altra parte, gli immigrati sono anche necessari in quanto assumono lavori che i nativi non considerano più adatti per se stessi come quelli nelle costruzioni, i servizi alberghieri, di ristorazione e di pulizia, la cura degli anziani. Inoltre essi creano anche posti di lavoro e nuove imprese con la loro creatività e ambizione. Purtroppo la legislazione troppo spesso risponde più ad una opinione negativa del pubblico che alle necessità reali del paese e al rispetto dovuto ai diritti umani delle popolazioni sradicate. In questa situazione complessa, le intuizioni di generose personalità cattoliche come Madre Cabrini, Mons. Geremia Bonomelli, il beato Giovanni Battista Scalabrini, Papa Leone XIII, Ernesto Schiaparelli, San Giovanni Bosco e altri, sviluppatesi al momento della emigrazione di massa dall'Italia e dall'Europa alla fine del 19° e l'inizio del 20° secolo, rimangono una buona guida.


Il ricordo delle emigrazioni passate non è solo una lezione di storia, ma offre una continuità vivente di come azioni ispirate dalla fede siano in grado di rispondere alle aspettative dei migranti e di orientare anche i nuovi flussi verso un arricchimento delle società di accoglienza e una convivenza costruttiva. La tradizione cattolica ha affrontato il fenomeno migratorio nel contesto della sua preferenza per i gruppi più vulnerabili della società, le categorie di persone che meritano maggiore attenzione e amore perché sono emarginate o sofferenti e non adeguatamente protette dallo Stato. L'esperienza vissuta dell'amore testimoniato dall'impegno di santi come Madre Cabrini è stata alla base dello sviluppo della dottrina sociale della Chiesa sulla questione delle migrazioni. Oggi le nuove masse di migranti e di sfollati interpellano di nuovo la Chiesa ad alzare la sua voce in difesa dei loro diritti e ad estendere la sua mano per assisterli. La riscoperta dell'approccio di Madre Cabrini può ispirare l'azione necessaria per le masse sradicate di oggi.
Prima di tutto, la motivazione per il coinvolgimento con il dramma dei migranti è chiara. Nel discorso preparato per l'udienza con Papa Leone XIII il 10 gennaio 1889, Madre Cabrini scrive che lei risponde alla chiamata della Chiesa alla missione tra i mi-granti italiani che "vivono nella più deplorevole ignoranza in cose di fede" e che per aiutarli lei è pronta ad attraversare l'Oceano "colla gioia più viva nel cuore." E lei parte per New York " per fare del bene ... e tutto pei nostri italiani." La solidarietà con i migranti al fondo della scala sociale inizio' con una presenza fisica in mezzo a loro rivolta a catechizzare, educare ed assistere nei loro bisogni di salute e di occupazione. Il buon nome dei migranti è stata un'altra preoccupazione per facilitare la loro accettazione nella società di accoglienza e preparare così la loro integrazione. Madre Cabrini apre un ospedale, perché i migranti "muoiono male quando vanno dove non sono capiti e non sanno farsi capire." In poche parole, il metodo di apostolato di Madre Cabrini tra i migranti si può riassumere in una semplice serie di misure concrete prese insieme alle
sue sorelle: una confortante presenza tra gli immigrati poveri e abbandonati, un'articolata azione per ripristinare la loro dignità di persone umane, una preoccupazione per l'evangelizzazione, e infine un deciso sostegno per la loro integrazione nel nuovo contesto sociale senza una rottura brusca con i costumi e la cultura popolare del loro background. Il ruolo cruciale della religione è evidenziata anche da Madre Cabrini quan¬do sottolinea il servizio costruttivo che fornisce ai migranti nello sviluppo di un senso di comunità come rifugio in un posto strano e come contesto per momenti conviviali e le celebrazioni festive in cui "sentono una buona parola che li anima nelle difficoltà giornaliere e dà loro forza per la lotta per l'esistenza." Quale dimensione importante del carisma di Madre Cabrini, la cura dei migranti divenne una parte specifica della sua vocazione missionaria e un modello per tutta la Chiesa. Così, l'8 settembre 1950, Papa Pio XII dichiarò Madre Cabrini celeste 'Patrona di tutti i migranti' e l'ha descritta come una "donna straordinaria ... il cui coraggio e la capacità erano come una luce splendente".


I titoli dei giornali e dei reportage televisivi riportano storie di migranti all'attenzione del mondo ogni giorno. Ci sono persone che muoiono attraversando il Mediterraneo o i confini degli Stati Uniti. Milioni di immigrati vivono in trepidazione a causa del loro status giuridico irregolare. Donne e bambini si trovano coinvolti nella rete dei trafficanti e dei mercanti di carne umana che li commerciano da una frontiera all'altra.
Altri milioni di persone sono costrette a spostarsi all'interno del proprio paese. Di fronte a tanta sofferenza e ingiustizia, un cristiano non può rimanere indifferente. Come Santa Francesca Cabrini, la comunità cristiana deve sostenere la causa di questi migranti e dei loro diritti umani, accoglierli per una coesistenza pacifica, e offrire loro la possibilità di conoscere e abbracciare il messaggio del Vangelo. In questo modo, lo straniero non diventa fonte di ansia e di paura, ma un fratello che cammina lungo la stessa strada e parte di un futuro comune.

Arcivescovo Silvano M. Tomasi, c.s.