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Il dramma dell'Immigrazione


Buenos Aires - Santa Rosa Centro: seduti attorno alle stesso tavolo

Storicamente, l'Argentina è stato un paese estremamente solidale e aperto a ricevere migliaia di immigrati nel corso del tempo. Alla fine del XIX secolo la politica di immigrazione dei governi che si sono succeduti ha aperto la porta ad ondate di europei che, prima dello sviluppo dell'industrie, erano disoccupati e cercavano nuovi orizzonti nelle nostre Pampas. Dopo la prima e la seconda guerra mondiale lo scenario era il medesimo, sebbene motivato da altre ragioni. Oggi, all'inizio del ventunesimo secolo, altri paesi hanno cercato rifugio in Argentina, in particolare quelli confinanti: Bolivia, Paraguay, Uruguay e Perù. Inoltre, non manca la presenza di coreani, cinesi, armeni e molti altri. Le comunità di tutte queste nazioni, che oggi fanno parte del colorito paesaggio della nostra cultura e della nostra società, hanno trovato un luogo in cui lavorare e svilupparsi. La stabilizzazione, la crescita e la prosperità delle famiglie immigrate, si realizzano grazie alla presenza di alcune leggi che facilitano il loro benessere.
Conformemente al nostro paese, la scuola di Santa Rosa Centro, Buenos Aires, ha sempre mantenuto le porte aperte all'accoglienza e all'educazione cristiana di alunni stranieri. Quotidianamente, nelle nostre classi possiamo vedere volti che ci ricordano altre nazionalità e differenti culture; tale presenza ci arricchisce e ci fa sperimentare l'universalità e l'attualità del carisma di Madre Cabrini. Noi tentiamo di preparare ed educare i nostri studenti per garantire loro un futuro promettente con le stesse opportunità che hanno i bambini del nostro paese. Attualmente oltre il 10% degli studenti della scuola sono immigrati o figli di immigrati; molti altri, pur essendo argentini, sono figli di genitori che hanno lasciato la campagna per venire nella grande città. Nonostante questo, riteniamo che le nostre strategie non siano sufficienti ad accogliere tutti coloro che vorrebbero entrare nella scuola. Le difficoltà economiche - soprattutto per le famiglie povere - creano difficoltà ad accedere al collegio; anche se la scuola prevede delle borse di studio per gli studenti più bisognosi, queste non sono sufficienti a soddisfare tutte le richieste che ci vengono presentate. Per questa ragione, all'inizio di quest'anno, durante l'assemblea annuale dei laici, un gruppo di insegnanti ha proposto l'idea di creare un team con la funzione di contattare le organizzazioni non governative e altri Enti che potrebbero offrirci quelle risorse finanziarie utile a garantire il diritto allo studio agli studenti meno abbienti.
Vorremmo che, in questo vasto campo dell'educazione, tutti e ciascuno possano trovare un luogo dove condividere il pane della formazione cristiana e sviluppare tutte le proprie potenzialità al servizio di un mondo con senza barriere, più giusto e più fraterno.
Sig. Ricardo Palomar, Direttore Generale del Collegio di Santa Rosa Centro


L'immigrazione in Villa Amelia: discernere i segni dei tempi

Il quartiere di Villa Amelia, situato nella periferia di Buenos Aires, è sempre stato un punto di arrivo per molti immigrati provenienti da paesi limitrofi: Bolivia, Paraguay, Cile, Uruguay e Perù. Tale fenomeno non è casuale in quanto questa zona geografica ospita uno dei più importanti mercati del mondo: La Salada. Esso non solo è diventato l'epicentro e il motore della vita economica di molte baraccopoli emarginate, ma ha anche influenzato la vita socio-culturale di queste aree. Allo stesso tempo, in queste zone troviamo sia migranti che sono alla ricerca di un lavoro per migliorare la propria condizione di vita, sia migranti manager di piccole e medie imprese tessili e di altri prodotti; quest'ultimi offrono lavoro non solo ai loro compatrioti e alle donne, ma anche ai cittadini argentini, facendo sorgere diversità sulla composizione e sullo stile di vita delle popolazioni. Infatti, in questi quartieri troviamo:
• un alto numero di famiglie clandestine che rimangono in questa situazione per molti anni o per scelta propria o perché derubate dei documenti da altri immigrati loro conterranei. Questa realtà le costringe a lavorare nelle industrie tessili per 20 ore al giorno; condizioni di vita inadeguate e scarsa igiene, as¬senza di acqua potabile e montagne di immondizia che costeggiano le strade (al termine della fiera i rifiuti non vengono raccolti, ma lasciati a terra); inefficienza dei trasporti pubblici e privati nei giorni festivi dovuta alla notevole affluenza di persone provenienti dai paesi limitrofi per fare acquisti. Quando si presentano delle emergenze sanitarie, le autombulanze sono impossibilitate a raggiungere il quartiere dal quale sono state chiamate;
• difficoltà nelle relazioni tra le diverse culture; come le popolazioni indigene si sentono invase ed obbligate a vivere in un modo che non è più il loro poiché il numero degli immigrati è superiore a quello dei nativi. Inoltre, la fiera rende possibile lo svolgimento del commercio illegale, del lavoro in condizioni di schiavitù, del riciclaggio di denaro sporco e del traffico di droghe. Nonostante tutto, una luce brilla nella notte per molte famiglie che cercano di migliorare la qualità della loro vita onestamente e di arricchirsi reciprocamente attraverso la condivisione quotidiana con le altre culture e religioni. Per questo, noi di Villa Amelia insieme alla Scuola Cabrini ed il Centro Sociale, ci inseriamo nelle comunità parrocchiali con il desiderio di aiutare codeste famiglie, attraverso:
• l'educazione: apriamo le porte alle famiglie immigrate che vogliono una buona educazione per il loro figli. Cerchiamo di trasmettere i giusti valori per combattere la discriminazione e il razzismo affinché riescano a collaborare e relazionarsi pacificamente;
• l'assistenza sanitaria: cerchiamo di fornire consulenze e diagnosi mediche a basso costo per quelle persone straniere prive di assistenza sanitaria;
• una comunità di inserimento per condividere la fede e la vita quotidiana. La nostra parrocchia organizza incontri di fede interculturali con le sue meravigliose manifestazioni religiose popolari (celebrazione dei santi patroni, la Vergine, le novene), arricchendo la fede locale e portando un nuovo dinamismo nelle comunità.
• Molto resta ancora da fare, ma è bene fermarsi e guardare questi segni dei tempi, la strada che percorriamo per illuminare il Vangelo, sempre attuale, e la nuova realtà che continua a sfidarci.
Laura E. Sanchez, MLC