Messico

Un viaggio attraverso il deserto

Nell'osservare la drammatica situazione di tanti nostri fratelli migranti nell'America Centrale, come Comunità Regionale, agli inizi del 2007 ci siamo prese l'impegno di approfondire questa realtà con l'obiettivo di dare, secondo le nostre possibilità, una risposta concreta ai loro bisogni. Dopo due anni di ricerca e di discernimento, avendo assunto come criterio la scelta di una zona dove la vita è maggiormente minacciata, il 23 aprile 2009, Sr. Carmen Pantano, Sr. Juana Zoraida Mendoza (attualmente Superiora Regionale) e Sr. Beatriz Caal, siamo arrivate ad Altar, Sonora, Messico, una cittadina distante 98 km dalla frontiera con gli Stati Uniti.
Fin dal 2001, la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe ha avviato la Pastorale della Mobilità Umana attraverso il "Centro Comunitario di Attenzione al Migrante e al Povero" (CCAMYN); in questa struttura siamo inserite anche noi insieme ad altri 25 volontari e due impiegati. L'attività del Centro inizia alle 6:30 del mattino con la sveglia dei migranti che vi hanno trascorso la notte e offrendo loro la colazione che fondamentalmente consiste in:caffè, fagioli, uova e frittate. Al termine della colazione, il Centro chiude fino alle cinque del pomeriggio, orario in cui si inizia l'accoglienza per i nuovi arrivati , fornendo loro la cena, vestiario e alloggio per la notte. E' questo il tempo in cui si ascoltano le storie di coloro che arrivano, venendo così a conoscenza del dramma vissuto da questi nostri fratelli migranti che si dirigono verso gli Stati Uniti: sequestri, estorsioni, prostituzione, fame, freddo, caldo, discriminazione, persecuzione, deportazione, solitudine, abbandono, violenze, malattie e abusi di ogni genere.
Quando la circostanza lo richiede, il/la migrante può fermarsi nel Centro tutto il giorno o più giorni, come nel caso di José, un giovane salvadoregno, giunto con i piedi talmente piagati che è dovuto rimanere venti giorni prima di essere in grado di poter camminare. Il nostro compito consiste nel sostenere queste attività umanitarie, sensibilizzare gli abitanti del luogo e coloro che si trovano qui di passaggio a questa realtà che ferisce il Cuore di Cristo, e aiutare nella formazione dei volontari che prestano il loro servizio presso il CCAMYN.
I migranti, per lo più uomini, giungono al Centro con vari mezzi: camion, treno o autobus, e provenienti da luoghi diversi: dal Messico (soprannominati "oaxaquitas") e dall'America Centrale (chiamati "chocolatos"); tra di loro non mancano persone che già sono state espulse dagli Stati Uniti ma che desiderano ritornarvi, e quindi ci riprovano. Essi sono incoraggiati a partire dal "reclutatore", una persona senza scrupoli che ha il compito di convincere coloro che si trovano in condizioni di miseria, a tentare il sogno americano. Per ogni persona che viene consegnata al "pollero" (che significa: colui che raduna i polli, ma in realtà è un trafficante di migranti), egli riceve in cambio una somma prestabilita. Il "pollero" riceve i migranti in paese e procura loro un alloggio che, nella maggior parte dei casi, sono piccole e affollate pensioni per le quali pagano 2,50 - 3 dollari per trascorrervi la notte. Quando si forma un gruppo di 20 - 25 persone, il "pollero" li affida ad una "guida" incaricata di accompagnarli attraverso il deserto. Tanto il "reclutatore" quanto il "pollero" e la "guida", lavorano per il "coyote", il capo dell'organizzazione che gestisce i viaggi dei clandestini; questi riceve su un proprio conto corrente bancario il compenso pattuito per i servizi resi a partire dal luogo di origine fino a quello di destinazione. Quanto minore è il tragitto, tanto maggiore è la spesa. Oltre a dover pagare il "coyote", il migrante deve pagarsi la pensione, il cibo e il trasporto dal luogo di origine fino al paese, e da qui fino al confine.
Chi giunge al paese attraverso referenze o perché convinto da qualcuno che si dice disposto ad incontrarlo, è quasi certo che egli resti vittima di un sequestro, di torture (per costringerlo a fornire il numero di telefono della persona che lo sostiene economicamente) e di estorsione.
Questo è il caso di Karem, una salvadoregna di 15 anni, la quale, giunta in paese, si recò in un albergo dove, secondo le indicazioni ricevute, avrebbe dovuto incontrare la persona che poi l'avrebbe accompagnata oltre confine. Purtroppo, il proprietario dell'albergo la tenne prigioniera fino a quando non ottenne, come riscatto, una somma di denaro dai suoi famigliari, poi la condusse al CCAMYN. Noi Missionarie del S. Cuore abbiamo fatto tutti i passi necessari perché Karem potesse ricongiungersi con un suo famigliare già residente negli Stati Uniti.
Quando il gruppo si riunisce per intraprendere il viaggio verso il confine, ogni migrante versa circa 80 dollari di quota, un mucchio di denaro pagato alla mafia per poter attraversare una strada sterrata che conduce a Sàsabe, un paese che segna il confine tra gli Sta¬ti Uniti e il Messico. Devono inoltre pagare altri 20 dollari per il trasporto sul "Venz", un piccolo autobus originariamente capace di trasportare 10 - 12 passeggeri, ma riadattato per 25 - 30 persone.
Giunti a La Ladrillera, situata poco prima di Sàsabe, i migranti scendono dal Venz e salgono su alcuni pickups che li porta fino alla "Sierrita", a circa 40 Km, dove devono attendere il momento propizio per iniziare il cammino verso il territorio statunitense. Una volta varcato il confine, devono viaggiare di notte per eludere i controlli delle guardie armate che presidiano la frontiera, ma devono anche fare molta attenzione agli assalti di bande criminali che li spogliano di tutto: cibo, denaro, vestiti, calzature. Le stesse guide non esitano ad abbandonare al loro destino chi non riesce a tenere il loro passo o chi ha subito qualche incidente, come successe a Carolina, la quale, avendo avuto una distorsione al piede non poté più camminare. I suoi fratelli rimasero con lei e, dopo aver camminato per un giorno, furono salvati dal Gruppo Beta, un'organizzazione statale messicana impegnata nell'aiuto agli emigranti. Un migrante ci ha raccontato che del suo gruppo faceva parte una signora con una bambina di circa sei anni, e poiché la bimba non riusciva a proseguire, la mamma avrebbe voluto abbandonarla e continuare il viaggio da sola; a quel punto lui decise di restare con loro per salvare la bambina, consegnandosi poi alla polizia di frontiera. Se i migranti vengono rintracciati dalle guardie e non hanno dei precedenti, i messicani vengono portati in altre zone di frontiera e deportati, ma nel caso risultassero già espulsi in precedenza, vengono incarcerati per un periodo di tre mesi e più. I non messicani, invece, vengono condotti in un centro di accoglienza e, quando si raggiunge un numero di migranti che consente il loro rimpatrio con un volo aereo, vengono rimandati al loro paese d'origine.
Una volta giunti a destinazione dopo aver affrontato fatiche, disagi e pericoli di ogni genere, i migranti devono versare al "coyote" la somma convenuta in base alla lunghezza del viaggio che si aggira su circa 5000 dollari. Tutto ciò accade perché per queste persone è im¬possibile ottenere il visto d'ingresso in quanto privi dei requisiti necessari, ciò preclude loro l'opportunità di una via di accesso meno pericolosa.
Noi Missionarie del S. Cuore in Altar, fedeli alla missione che da Dio ci è stata affidata, difendiamo con coraggio la vita là dove essa è maggiormente minacciata, facendo nostri gli stessi sentimenti di misericordia del Padre che accoglie il figlio ogni qualvolta egli voglia ritornare, rispettando la libertà delle persone. Facciamo il possibile per difendere queste persone dai pericoli, ma con la convinzione che essi debbano seguire la propria strada e la speranza che riescano a cambiare in meglio la propria vita.
Sr. Carmen Pantano e Sr. Beatriz Caal, MSC