Lettera Sr. Clemenza, msc

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Lettera Sr. Clemenza, msc

in occasione della Giornata per la Vita Consacrata

Esperienza-intervista di Sr. Clemenza Zanotti, MSC


Come è nata la sua vocazione?

Come è nata la mia vocazione? Difficile spiegarlo e altrettanto difficile capirlo.
Un dono, un dono assai grande capirlo. Una risposta quasi incosciente ma pronta, anche se un po’ sofferta.
Ho trascorso la mia infanzia serenamente come del resto, mi pare, sia stato il modo di vivere delle nostre famiglie: povere ma ricche di fede. Undicesima di 12 fratelli e orfana di papà a 4 anni. A 12 anni sono stata invitata e sollecitata da una mia sorella maggiore a frequentare un corso di Esercizi Spirituali che accettai: (5 giorni e 3 interi), in un Centro di Spiritualità dell’Azione cattolica.
Avevo 12 anni, ero tra le Aspiranti; il corso era formato da 120 ragazze giovanissime e guidato da un sacerdote molto zelante. Il momento che mi impresse una spinta particolare e che non potei più dimenticare fu quando durante l’Adorazione il sacerdote focalizzò con fervore e convinzione la missione del cristiano: “Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti..etc”. Sentii dentro di me una grande voglia di rispondere: “Io voglio, io vado” e lo sentii con tanta forza da non dimenticarlo più.
In seguito pensavo a lungo: come voglio spendere la mia vita? Non ne avrò un’altra, dunque devo spenderla al meglio. Ma: qual è il meglio? Strano! Ma non ho mai pensato al matrimonio pur volendo tanto bene ai bambini.
Leggevo molto, soprattutto la vita dei Santi che tanto mi entusiasmarono, soprattutto San Giovanni Bosco. Nel Settembre del 1947 partecipai ad un corso di Esercizi Spirituali, in verità, con lo scopo di prendere una decisione. Avevo letto da poco la vita di Santa Francesca Cabrini e, in particolare i suoi Viaggi che mi caricarono di grande entusiasmo e specialmente quella famosa frase: Se il Cuore di Gesù mi dà i mezzi per costruire un bastimento, sul mare allora fondo la «casa Cristoforo», (portatrice di Cristo) e giro tutti i mari con una Comunità, piccola o grande, per andare a portare il nome di Cristo Gesù a tutti i popoli che ancora non lo conoscono o lo hanno dimenticato”.
Così decisi: Mi farò Missionaria. In famiglia non dissi nulla, ma subito scrissi una lettera alla Superiora delle MSC di Milano, spiegando le mie intenzioni. Attendevo ogni giorno con ansia una risposta. Avuta la risposta che fu molto incoraggiante, comunicai la mia decisione alla mia mamma e a tutta la famiglia. Non vi furono contrarietà, anzi si sentivano orgogliose che almeno un membro della famiglia si donasse interamente a Dio. Fissato in breve il giorno di partire, il 25 febbraio del 1948, accompagnata da mia sorella Elisabetta che mi aveva sempre sostenuta e incoraggiata, arrivai a Milano presso l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Corso Porta Romana. Le Suore mi accolsero con grande cordialità.
Lì incominciai la mia vita religiosa che non conoscevo affatto ma dove tutto mi sembrava così semplice e bello ed ogni scoperta mi rendeva più felice.


Dove l’ha vissuta?

Desideravo andare tra i poveri specialmente nei luoghi dove non conoscono Gesù: “Andate e portate a tutto il mondo la buona novella”… Volevo andare tra i poveri dell’Africa o in Cina. Ma il Signore dispose diversamente: “Lui fa sempre così” perché Lui vede bene, vede tutto, noi poveretti crediamo di vedere giusto, ma non è così. Mi ammalai e rimasi per 9 anni a Milano fra i ricchi della clinica Columbus, ma anche là trovai tanti poveri.
Dopo ho vissuto il resto della mia vita in vari posti e con impegni diversi. Durante questo tempo ho avuto modo di conoscere meglio la missione dell’Istituto, diverse culture, tante Missionarie, diverse missioni ed ho potuto rafforzare la mia identità religiosa e missionaria, l’internazionalità, e conoscere tante esperienze di fede in Italia e all’estero. Ho capito che la vocazione non è solo un fatto personale, ma anche una risposta alla chiamata di Dio con la Comunità religiosa e con la Congregazione, nella Chiesa.
Ora sto vivendo la fase più importante della mia vita perché mi sento vicino al portone d’ingresso e… come sarà…? Io mi sento sicura, ma…!.
Un medico parlando di questo argomento una volta, mi disse: “ma lei non è troppo presuntuosa pensando di andare in paradiso?” Io risposi: “No, no, perché all’inferno va chi vuole andare ed io non ci voglio andare. Non sono sicura se guardo ai miei meriti (poveretta!), ma per la sicurezza che ci dà il Signore.


Un ricordo di Casalpusterlengo

Il 15 Ottobre del 1978, arrivai a Casale e l’accoglienza della Comunità fu ottima. Subito mi sono sentita di casa e mi sentivo in missione. Il 31 Ottobre fui invitata a far parte del Consiglio Pastorale; la riflessione del Parroco era stata molto ricca e aperta, fatta in modo da favorire la partecipazione di tutti i presenti. Mi sembrava una lectio divina tanto era la serietà e la significatività con cui ognuno partecipava. Anch’io dissi timidamente le mie prime impressioni. Ebbi ottimi rapporti con tutta la componente parrocchiale. I vari incarichi che mi furono affidati mi fecero sentire veramente in missione: sia con i bambini della nostra scuola e le loro famiglie, che con le visite agli ammalati, con gli incontri di catechesi per le famiglie e gli anziani e molte altre attività parrocchiali.
Al mattino si partecipava in Parrocchia alla Santa Messa preceduta dalla preghiera dell’Ufficio di lettura e delle Lodi con i sacerdoti.
Di Casale ho tanti bei ricordi, durante quei 12 anni ho vissuto con molto entusiasmo la mia vita missionaria. Devo dire “grazie a Gesù e a tutti i Casalini”.


Cosa direbbe alle giovani di oggi sulla bellezza della Vita Consacrata?

Cosa direi? San Giovanni Berchmans diceva in un suo scritto: “vita comune, mia massima penitenza”. Ma lui l’ha cambiata in un “massimo gaudio”.
Gesù invitandoci a seguirlo ci mostra grande amore e grande stima nonostante la nostra povertà, ma ci chiede anche la nostra sincera collaborazione.
Alle giovani di oggi direi: Cercando Gesù, si trova la gioia. Specialmente oggi in cui i giovani vivono una cultura di conflitti, di ricerca di significato e di felicità, si può sperimentare la gioia che dà un vero incontro con Gesù.
Quanti momenti di gioia, si provano dopo aver sperimentato e superato alcuni momenti difficili! E’ importante la preghiera, la guida di un buon sacerdote o di altre persone consacrate che ci aiutano a fare dei salti di qualità spirituale, specialmente quando le persone che ci guidano hanno anch’essi fatto esperienza di un cammino di maturazione nella fede.
Del resto l’esempio del giovane ricco del Vangelo ce lo insegna: Ho sempre osservato tutte queste cose, che mi manca ancora?”(Mt 19,20). La risposta di Gesù è chiara. A Gesù bisogna lasciare carta bianca. Lui sa quello che possiamo dare, non ci chiede di più e per quello che ci chiede ci dà la forza per farlo.
Gesù pensa a te, ha fatto dei sogni su di te e si spinge fino a chiedere la tua collaborazione per realizzare il suo immenso piano d'amore per l'umanità ed è lì, come con il giovane ricco, che aspetta la tua risposta. Non forza, ma attende..... attende perché ha un sogno su di te. Quale ?
Coraggio giovani! Abbiamo una sola vita da spendere, usiamola al meglio, e alla fine ci sarà la gioia.